Yoga e Ayurveda: la cura del corpo come forma di preghiera

 

Per la tradizione yogica e ayurvedica, il cibo ha un’importanza che va ben oltre il semplice sostentamento del corpo fisico. Per queste scienze millenarie, infatti, cibarsi significa pregare. Come nel tempio la cura dello spazio è una forma di onore al divino, possiamo compiere una cerimonia ogni volta che prepariamo con consapevolezza il cibo che ci nutre, per onorare il sacro veicolo che l’universo ci ha offerto per questo Viaggio.

Nel Traittireya (Upanishad) leggiamo: “Brahman (l’Assoluto) è cibo: mangiano solo coloro che sanno di mangiare il loro Dio”. L’invito, quindi, è alla presenza anche nell’atto stesso della nutrizione, ad assaporare ed integrare il cibo con grande gratitudine.

Quando consumiamo un pasto non stiamo semplicemente mantenendo il corpo in salute: stiamo onorando gli elementi presenti nel cibo, e così facendo anche la vita stessa, che ci permette di godere dei suoi doni. Come il Cristianesimo ci ricorda, il cibo è sacro quando ci ricordiamo che l’Altissimo si offre in sacrificio per noi attraverso il nutrimento.

“Fa’ attenzione a ogni boccone di cibo: mentre lo porti alla bocca, utilizza la consapevolezza per prendere coscienza che questo cibo è il dono dell’intero universo. Il Cielo e la Terra hanno concorso a farti arrivare questo boccone di cibo” (Thich Nhat Hanh)

 

 

Nei Veda le sostanze vengono classificate in base al loro impiego come materia sacrificale nel rito del fuoco. L’Ayurveda, figlia di questi scritti sacri, le suddivide in base al loro uso come offerte di cibo ad Agni, il fuoco dell’organismo.

Di fatto, molti cuochi e medici indiani sono bramini: come il sacerdote vedico predispone sacrifici per accudire le anime, anche la loro professione richiede offerte al fuoco del corpo umano per preservarne lo stato di salute.

Nella famiglia indiana tradizionale il cuoco rappresenta quindi, per molti aspetti, il sacerdote addetto al sacrificio, perché prepara il cibo vivo per il sacrificio del pasto comune, il rituale che “cucina” i singoli membri, fondendoli in un’unica famiglia. Come un alchimista, il cuoco estrae l’essenza delle materie prime e con essa alimenta il fuoco dell’essere umano per stimolare la produzione di rasa dolce e ojas. (Tratto dal testo di Robert E. Svoboda, Ayurveda – Vita, salute e longevità, Macro Edizioni 2017)

Quanto più un cibo è preparato con amore, tanto più porta beneficio profondo a chi se ne nutre. I testi antichi portano molta attenzione all’energia con cui un cibo è preparato, allo stato emotivo di chi lo prepara, al suo senso di devozione nei confronti di chi lo riceverà, alla comprensione che ha della missione a cui è chiamato.